Il mito di Ulisse continua a ispirare nuove generazioni, dimostrando la sua eterna rilevanza. Due interpretazioni particolarmente significative sono lo sceneggiato Rai del 1968 e il kolossal di Christopher Nolan del 2026. Questi due lavori, separati da quasi sessant’anni, offrono una prospettiva unica sul viaggio di ritorno di Ulisse a Itaca, riflettendo le differenze culturali e tecnologiche delle loro epoche.
Lo sceneggiato Rai del 1968, prodotto da Dino De Laurentiis e diretto da Franco Rossi, è stato un evento televisivo senza precedenti. Con oltre sedici milioni di spettatori e un indice di gradimento dell’83 per cento, ha segnato un punto di svolta nella produzione televisiva italiana. Girato in parte negli studi romani di De Laurentiis e negli spazi aperti dell’allora Jugoslavia, lo sceneggiato ha puntato su grandi esterni e sequenze memorabili, come il massacro dei Proci.
Lo sceneggiato Rai del 1968: un capolavoro televisivo
Uno degli aspetti più affascinanti dello sceneggiato è la sua apertura, introdotta dal poeta Giuseppe Ungaretti, che leggeva alcuni versi dell’Odissea con una solennità che sembrava provenire direttamente da Omero. La sceneggiatura, firmata da sei autori, si basava sulla celebre traduzione di Rosa Calzecchi Onesti e teneva insieme intrattenimento e intento educativo, restando sorprendentemente fedele al testo originale.
Il cast era particolarmente ricco, con Bekim Fehmiu nei panni di Ulisse e Irene Papas in quelli di Penelope. Fehmiu, un attore jugoslavo quasi sconosciuto all’epoca, trovò qui il ruolo della vita, restando negli anni il più celebre interprete del suo Paese. Al suo fianco, una straordinaria Irene Papas, che grazie a questo ruolo divenne una star popolarissima. Il cast comprendeva anche una giovanissima Barbara Bach nel ruolo di Nausicaa e Juliette Mayniel come Circe.
Uno degli episodi più memorabili è quello dedicato a Polifemo, diretto interamente da Mario Bava insieme a Carlo Rambaldi per gli effetti speciali. Il ciclope, con il suo unico occhio spalancato in mezzo alla fronte, terrorizzò letteralmente un’intera generazione di bambini italiani davanti al televisore. Questo episodio racconta meglio di qualsiasi recensione quanto quello sceneggiato riuscisse a colpire nel segno con mezzi che, per gli standard di oggi, sembrerebbero rudimentali.
Il kolossal di Nolan del 2026: un evento globale
Nel 2026, Christopher Nolan ha portato la stessa storia in sala con un budget di 250 milioni di dollari e la tecnologia Imax più avanzata mai utilizzata. Il film, uscito nelle sale il 17 luglio, ha superato, secondo le prime stime, i 264 milioni di dollari di incasso globale nel weekend di apertura, un dato che batte persino l’esordio di Oppenheimer.
Il cast del film è stellare, con Matt Damon nei panni di Ulisse, Anne Hathaway in quelli di Penelope, Tom Holland come Telemaco e Zendaya nel ruolo della dea Atena. Nolan ha scelto il rapper Travis Scott per il ruolo del cantore, spiegando di aver voluto creare un parallelo diretto tra il rap e la poesia come forme d’arte analoghe. Questa scelta racconta bene lo spirito dell’operazione, cercando un’autorità culturale che legittimasse l’operazione agli occhi del pubblico.
Nolan ha girato l’intero film con tecnologia Imax mai utilizzata prima, offrendo uno spettacolo visivo senza precedenti. Tuttavia, nonostante la sua imponenza tecnica, il film di Nolan ha ricevuto critiche per aver ridotto parte dell’ambiguità e del mistero del personaggio di Ulisse, rendendolo più prosaico e moderno.
Confronto tra le due interpretazioni
Il confronto tra le due interpretazioni rivela differenze significative. Lo sceneggiato Rai del 1968, pur mostrando inevitabilmente i segni della propria epoca, riesce a conservare il mistero, la poesia e l’umanità del poema di Omero. Nolan, d’altra parte, realizza un’opera tecnicamente imponente, ma a volte riduce la complessità del personaggio di Ulisse, rendendolo più comprensibile allo spettatore contemporaneo.
Bekim Fehmiu, nel ruolo di Ulisse, sembra un uomo stanco, sporco e diffidente, attraversato da una malinconia che non ha bisogno di essere spiegata. Matt Damon, invece, offre una prova solida, ma il suo Ulisse appare più vicino al soldato moderno traumatizzato dalla guerra. Nolan cerca di renderlo comprensibile allo spettatore contemporaneo, ma nel farlo riduce parte della sua ambiguità.
Un altro aspetto interessante è il rapporto con il soprannaturale. Lo sceneggiato Rai accetta che il mondo di Ulisse sia governato da forze invisibili, capricciose e incomprensibili. Nolan, invece, evoca gli dèi ma non sempre li rende concreti, riducendo la loro presenza nel racconto.
Lo sceneggiato Rai del 1968 rimane un capolavoro televisivo, mentre il kolossal di Nolan del 2026 è un evento globale che ha saputo catturare l’attenzione del pubblico moderno.



