Argomenti trattati
- Dove è stato girato il film
- Perché molte scene sono state girate in studio
- Lo Yorkshire come organismo emotivo
- Knole House e la civiltà come scena sociale
- I set in studio: case che respirano memoria
- La casa come organismo
- Thrushcross Grange e la superficie sociale
- Il lavoro di scenografia: memoria, dettaglio e linguaggio
Il nuovo adattamento cinematografico di Cime tempestose, diretto da Emerald Fennell e interpretato da Margot Robbie e Jacob Elordi, concentra la sua lingua visiva su luoghi reali e su spazi artificiali costruiti appositamente. Il montaggio tra esterni e set interni non è solo scelta estetica, ma strumento drammaturgico che influisce sui rapporti tra i personaggi e sulla tensione narrativa. Questo pezzo presenta le principali aree di ripresa e spiega perché la decisione di girare alcune scene in studio risponde a precise esigenze psicologiche e produttive.
Dove è stato girato il film
Le riprese esterne si svolgono prevalentemente tra le distese rurali dello Yorkshire Dales e tenute storiche nel sud-est dell’Inghilterra. Tra queste spicca la storica Knole House, scelta per i suoi ambienti signorili e le linee architettoniche coerenti con l’epoca. Gli esterni naturali offrono un contrappunto di ampiezza e isolamento, elementi che contribuiscono a definire stati d’animo e conflitti tra i personaggi.
Perché molte scene sono state girate in studio
Le sequenze interiori sono in gran parte realizzate in studio per controllare luce, prospettive e proporzioni scenografiche. Questo consente di ottenere un effetto psicologico preciso, intensificando sensazioni di claustrofobia o grandezza a seconda della scelta registica. Gli esperti del settore confermano che la costruzione di set su misura facilita anche il lavoro di macchina e il coordinamento con costumi e trucco.
Lo Yorkshire come organismo emotivo
Gli esperti del settore confermano che la scelta delle location concorre a definire il tono emotivo dell’adattamento. La maggior parte delle riprese esterne è stata realizzata nello Yorkshire Dales National Park, dove paesaggi aperti e infrastrutture industriali abbandonate diventano materiale narrativo. Le valli e le moorland non fungono da semplice sfondo: incidono sul ritmo delle scene e orientano le scelte registiche.
Luoghi come Swaledale e Arkengarthdale offrono orizzonti freddi che potenziano la tensione. In particolare, la presenza di siti minerari e fabbriche dismesse introduce una stratificazione storica. L’esempio più evidente è rappresentato dall’Old Gang Smelt Mill, le cui rovine conferiscono uno spazio scenico severo e carico di memoria.
La combinazione tra ambiente naturale e architetture degradate facilita il lavoro tecnico sul set, con ricadute su illuminazione, movimento di macchina e coordinamento costumi-trucco. Nel complesso, le location dello Yorkshire rafforzano le tematiche del film e costituiscono un elemento determinante per la ricezione critica e del pubblico.
Brughiere e sentieri
Nel prosieguo dell’analisi, le brughiere assumono valore simbolico e narrativo. Tratti come Reeth Moor, Bridestones Moor e Bouldershaw Lane sono stati selezionati per vento costante, spazi aperti e assenza di ripari. Le inquadrature prolungate sulla landa sottolineano che il territorio precede e supera le vicende umane. Ne deriva una funzione di sfondo attivo: la geografia diventa quasi un inconscio geografico del racconto, capace di amplificare isolamento e tensione.
Per contrasto con le moor, il film utilizza riprese a Knole House nel Kent per rappresentare la dimensione sociale e regolata. La dimora storica introduce cortili, stanze e spazi ordinati che traducono la gerarchia in geometria visiva. Qui la natura è contenuta e la vita collettiva segue un ritmo differente rispetto alle lande dello Yorkshire. Tale opposizione spaziale rafforza le tematiche del film e influisce sulla ricezione critica e del pubblico.
Il contrasto tra fuori e dentro
Nel mondo del cinema la polarità tra paesaggio e interni definisce ruoli sociali e psicologici. Le brughiere funzionano come forza motrice e meta dei personaggi. Le dimore storiche, invece, incarnano istituzione e controllo delle relazioni sociali. La scelta di riprendere alcune scene a Knole House rende visibile questa frattura spaziale e simbolica. Tale opposizione amplifica i conflitti narrativi e orienta la lettura critica, incidendo sulla percezione del pubblico e sul valore iconografico delle immagini.
I set in studio: case che respirano memoria
Gran parte degli interni principali, comprese le versioni cinematografiche di Wuthering Heights e Thrushcross Grange, è stata costruita in studio. La decisione supera la mera praticità: consente alla scenografa di modellare ambienti come estensioni della psicologia dei personaggi. Superfici, materiali e illuminazione vengono calibrati per suggerire stati d’animo specifici. Questo controllo progettuale facilita inoltre la continuità visiva e la coerenza narrativa, elementi fondamentali per la ricezione estetica ed emotiva dell’opera.
La casa come organismo
Proseguendo l’analisi architetturale, la residenza di Heathcliff viene descritta come un corpo che condiziona i viventi. Le strutture murarie trasmettono umidità e freddo, le pietre rimandano al paesaggio esterno e i materiali paiono assorbire le presenze anziché proteggerle. Questa lettura converte l’abitazione in un agente attivo della narrazione, capace di definire le identità e di consumare progressivamente i personaggi.
In controfase, Thrushcross Grange funziona come una superficie riflettente. Spazi simmetrici, pavimenti lucidi e arredi armonizzati trasformano la passione in comportamento codificato. L’allestimento normalizza gli affetti e mette in scena una condizione sociale predeterminata. Ne deriva una percezione dello spazio dove non si abita solo una stanza, ma si esercita un ruolo sociale osservabile dallo spettatore.
Il contrasto architettonico fra i due edifici rinforza la dicotomia tematica tra istinto e convenzione, elemento decisivo per le successive interpretazioni critiche e cinematografiche dell’opera.
Il lavoro di scenografia: memoria, dettaglio e linguaggio
La scenografa Suzie Davies non riproduce l’Ottocento in modo pedissequo. Nel lavoro di allestimento prevale la trasposizione della memoria storica in elementi sensoriali. Ogni oggetto e ogni proporzione sono pensati per attivare risposte emotive nello spettatore. Architettura della psiche diventa il criterio progettuale che lega scelta dei materiali, illuminazione e composizione dello spazio. Gli esperti del settore confermano che questa strategia consolida la relazione tra scena e narrazione.
Elementi come applique a forma di mani, pavimenti dai toni intensi e ambienti dalle proporzioni amplificate trasformano lo spazio in un oggetto emotivo. Ogni dettaglio assume valore simbolico e concorre a costruire l’identità visiva dei personaggi. Il Yorkshire incarna l’impulso primario, Knole House rappresenta la disciplina sociale, mentre i set in studio delineano la mappa delle emozioni. Il paesaggio, più che sfondo, agisce da motore drammatico e plasma i destini dei protagonisti.
Questo approccio rinforza la dicotomia tra istinto e convenzione già evidenziata nella costruzione dell’abitazione di Heathcliff. La tendenza che sta conquistando gli allestimenti contemporanei punta su una scenografia che interpreta piuttosto che replica, aprendo spazi per nuove letture estetiche e metodologiche.

