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La mostra VAMPIRI, organizzata da AlterEgo Experience, ha concluso il suo percorso il 18 gennaio 2026 a Bologna. Questo evento ha offerto un’importante occasione per esplorare l’evoluzione della figura del vampiro nel cinema, attraverso una serie di conferenze, note come masterclass. Tra queste, spicca la sessione dedicata a Nosferatu, con Fabio Giovannini come relatore e Francesco Brandoli e Francesco Dameri come moderatori.
I fatti
Il film Nosferatu, diretto da F.W. Murnau nel 1922, è considerato un capolavoro del cinema muto, nonostante le modeste aspettative iniziali dei suoi creatori. Questo progetto è nato grazie al contributo di Albin Grau, un appassionato di esoterismo che ha avuto un ruolo chiave nella realizzazione e promozione del film. La pellicola si basa sul celebre romanzo Dracula di Bram Stoker, pubblicato nel 1897, presentando una versione adattata, sebbene non autorizzata.
Il contesto storico e culturale
Nel contesto del cinema degli anni ’20, Nosferatu si distingue per il suo approccio innovativo e per l’uso di temi esoterici, una caratteristica fortemente voluta da Grau. La sua passione per l’occulto si riflette in molti dettagli del film, come le lettere scritte in simboli esoterici, che hanno affascinato e incuriosito gli studiosi. Murnau ha fornito un’estetica visiva che ha contribuito a rendere il film memorabile.
La controversa eredità di Nosferatu
La storia di Nosferatu è segnata da una serie di controversie legali. La vedova di Stoker ha infatti intentato una causa contro la casa produttrice Prana, portando al sequestro e alla distruzione di molte copie del film. Tuttavia, alcune di esse sono sopravvissute, consentendo al pubblico di riscoprire questo importante pezzo della storia del cinema. Tra le copie ritrovate, una è giunta negli Stati Uniti, dove ha influenzato la produzione del successivo film Dracula del 1931, realizzato dalla Universal.
Il recupero e la conservazione del film
Nel corso degli anni, diverse copie di Nosferatu sono state ritrovate, molte delle quali presentano colori originali, dato che durante il cinema muto era comune colorare i fotogrammi per evocare atmosfere specifiche. Grazie a questi ritrovamenti, oggi è possibile godere di una versione restaurata del film che rende giustizia all’opera originale.
Le reinterpretazioni di Nosferatu
Negli anni ’70, il regista Werner Herzog ha reinterpretato Nosferatu con il suo film Nosferatu il principe della notte. Questa nuova versione non solo omaggia l’originale, ma lo arricchisce di significati e tematiche moderne, riflettendo le tensioni politiche e sociali dell’epoca. Herzog ha saputo mescolare l’estetica del bianco e nero con l’uso del colore, creando un’atmosfera unica e suggestiva.
Il vampiro come simbolo di sofferenza
Il vampiro interpretato da Klaus Kinski in questa versione è un personaggio complesso e tormentato, che manifesta una sofferenza interiore. Questa rappresentazione ha segnato un cambiamento significativo nella percezione del vampiro nel cinema, trasformando la figura da demoniaca a simbolo di umanità e vulnerabilità. La figura del vampiro sofferente ha trovato spazio anche in produzioni successive, dando vita a un nuovo archetipico di mostro.
Riflessioni finali sulla tradizione vampiresca
La figura di Nosferatu e le sue reinterpretazioni, da Murnau a Herzog, offrono un’importante riflessione sulle ansie e le paure della società. I topi che portano il contagio nel film di Herzog possono essere letti come una metafora delle tensioni sociali, mentre la figura del vampiro diventa un simbolo della diversità e della sofferenza. La tradizione vampiresca continua a evolversi, mantenendo viva l’attenzione su temi attuali e universali.

