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20 Maggio 2026

L’altra domenica, Arbore e Porcelli: il programma che cambiò la tv

Il 28 marzo 1976 debuttò su Rete 2 un progetto televisivo che mescolava cultura, satira e musica: Rai Cultura dedica due giornate per riscoprirne i momenti chiave

L'altra domenica, Arbore e Porcelli: il programma che cambiò la tv

Il ricordo parte da una data precisa: 28 marzo 1976, quando sulla seconda rete della Rai esordì L’altra domenica, il programma contenitore ideato da Renzo Arbore e Ugo Porcelli. Più che una trasmissione, fu un laboratorio in cui convivettero linguaggi differenti: informazione, intrattenimento, musica dal vivo e comicità surreale. A distanza di cinquant’anni, Rai Cultura ha programmato due giornate dedicate — sabato 28 marzo e domenica 29 marzo — per riproporre spezzoni, interviste e puntate integrali che permettono di ripercorrere quell’esperienza.

Il progetto durò tre stagioni fino al 1979 e si impose per la sua capacità di rompere gli schemi del palinsesto tradizionale: dalle ragazze parlanti ai quiz telefonici, dai balletti delle Sorelle Bandiera alle incursioni internazionali, il format non seguiva regole rigide ma puntava all’imprevisto. Questa attitudine fece emergere giovani firme e volti destinati a restare nella memoria collettiva, come Gianni Minà, Gianni Brera e un giovanissimo Roberto Benigni. Tra le puntate celebrate c’è la serata speciale andata in onda il 4 marzo 1979 per le cento puntate e l’ultima trasmissione del 27 maggio 1979.

Un esperimento che cambiò il linguaggio

L’altra domenica non rispettava i codici stabiliti della televisione italiana dell’epoca: era un mix ibrido dove la linea editoriale alternava pezzi di cronaca, sketch volutamente eccentrici e performance musicali live. L’effetto risultava volutamente discontinuo, come se lo spettatore fosse chiamato a ricomporre ogni puntata pezzo dopo pezzo. Il coraggio del formato stava nella libertà d’espressione e nella commistione di registri, elementi che hanno anticipato pratiche poi diffuse nei decenni successivi. Questa scommessa sul linguaggio trasformò la trasmissione in un punto di riferimento per i professionisti della tv e in un modello di sperimentazione creativa.

Elementi innovativi

Tra i tratti distintivi si segnalano le corrispondenze internazionali e le rubriche affidate a inviati inconsueti: nomi come Isabella Rossellini, Françoise Rivière e Michel Pergolani portarono al programma una prospettiva cosmopolita. Allo stesso tempo, la struttura lasciava spazio a momenti di improvvisazione pura — il valore del fuori copione divenne esso stesso marchio di fabbrica. Anche elementi apparentemente leggeri, come il ruolo del valletto muto Andy Luotto o le coreografie delle Sorelle Bandiera, contribuirono a uno stile che mescolava cultura pop e gag surreali.

La programmazione celebrativa di Rai Cultura

Per rendere omaggio a quell’epoca, Rai Storia ha organizzato una programmazione che segue una logica cronologica e tematica: si parte alle 12.00 con “L’altra domenica: qui comincia l’avventura“, una selezione delle prime puntate in bianco e nero, e si prosegue con “L’altra domenica essential“, che raccoglie i momenti più emblematici tra sketch, esibizioni musicali e le cosiddette primogeniture televisive. Nel pomeriggio il palinsesto mette a fuoco le corrispondenze nazionali e internazionali, mentre la serata prevede la forma speciale “L’altra domenica una tantum“.

Palinsesto e materiali selezionati

I materiali proposti spaziano dai frammenti delle prime trasmissioni in bianco e nero alle puntate in cui il programma già mostrava la sua vitalità cromatica e stilistica. Tra gli appuntamenti più attesi c’è l’intervista del 1979 di Nico Orengo a Renzo Arbore, che restituisce il punto di vista del conduttore sulle scelte artistiche e musicali, e la riproposizione dell’ultima puntata del 27 maggio 1979, con la partecipazione di molteplici protagonisti. Non mancano i riferimenti a episodi cult come il famoso “pesce d’aprile” con protagonista Andy Luotto trasmesso il 1° aprile 1979.

Eredità e rilettura contemporanea

Il retaggio de L’altra domenica si percepisce ancora oggi: l’idea di una televisione meno gerarchica e più ibrida ha avuto un’implicazione duratura sia nella pratica dei conduttori sia nei format contemporanei. L’opera di Renzo Arbore fu poi accompagnata da una carriera musicale e performativa che, con l’Orchestra Italiana, portò la canzone napoletana oltre confine per decenni. Riproporre queste puntate non è solo un gesto di nostalgia, ma un invito a studiare le radici di una modernità televisiva che ha saputo unire leggerezza e profondità, intrattenimento e cultura, con il pubblico trattato come parte attiva della messa in onda.

Perché rivederlo oggi

Rivedere oggi L’altra domenica significa comprendere come la sperimentazione possa diventare modello: il coinvolgimento dello spettatore, la commistione di registri e la fiducia nell’improvvisazione restano lezioni utili per chi crea contenuti. La programmazione di Rai Cultura offre dunque l’opportunità di riscoprire un patrimonio televisivo e di valutare quanto quell’assetto creativo rimanga sorprendentemente attuale per un pubblico contemporaneo.

Autore

Luca Bellini

Luca Bellini proviene dalle cucine torinesi: dopo una decisione professionale presa davanti al mercato di Porta Palazzo ha lasciato il lavoro in brigata per il giornalismo gastronomico. In redazione difende ricette tradotte in chiave contemporanea, porta la firma su inchieste su mercati rionali e conserva la collezione di ricettari della nonna.