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28 Luglio 2026

Gli Strokes e il loro nuovo album più sperimentale: scopriamo ‘Reality Awaits’

Gli Strokes tornano con 'Reality Awaits', un disco che mescola Auto-Tune, rock e sperimentazione, sfidando le aspettative dei fan

Gli Strokes e il loro nuovo album più sperimentale: scopriamo 'Reality Awaits'

Gli Strokes, guidati dal carismatico Julian Casablancas, tornano sulla scena musicale con ‘Reality Awaits’ il loro album più sperimentale fino ad oggi. A venticinque anni dal loro debutto con ‘Is This It?’ la band newyorkese continua a reinventarsi, sfidando le convenzioni e le aspettative del pubblico.

Pubblicato oggi per Sony Music / Cult Records / Rca Records‘Reality Awaits’ arriva sei anni dopo ‘The New Abnormal’, l’album che nel 2026 aveva rilanciato la band presso una nuova generazione di ascoltatori. Registrato in Costa Rica con il leggendario produttore Rick Rubin e completato in diverse parti del mondo, il disco accompagnerà un lungo tour internazionale che include date prestigiose come il Coachella il Bonnaroo l’Outside Lands e il Summer Sonic in Giappone. L’unica data italiana è prevista per il 17 ottobre all’Unipol Arena di Bologna.

Un disco che sfida le convenzioni

‘Reality Awaits’ è un’opera che rifugge la via più facile. Le nove canzoni del disco si deformano, cambiano direzione all’improvviso per poi tornare al principio, creando un’esperienza di ascolto unica e imprevedibile. L’apertura è affidata a ‘Psycho Shit’ un brano costruito su atmosfere sospese con Casablancas che ripete: ‘Siamo tutti morti, qual è il tuo premio? Molestare gli altri, solo per essere un animale domestico’.

La voce di Casablancas, filtrata dall’Auto-Tune accompagna un crescendo di oltre cinque minuti che prepara il terreno a ‘Dine And Dash’ uno dei brani più imprevedibili mai pubblicati dagli Strokes. Il pezzo cambia continuamente: parte con un groove post-punk, devia verso cambi improvvisi, introduce lo spoken word recitato e torna poi agli effetti vocali.

L’influenza di Rick Rubin

È un inizio che potrebbe spiazzare qualcuno, ma conoscendo Rick Rubin non sorprende più di tanto. Il produttore, che in carriera ha firmato album fondamentali come ‘Toxicity’ dei System of a Down, ‘Blood Sugar Sex Magik’ dei Red Hot Chili Peppers e ‘American Recordings’ di Johnny Cash, ha sempre avuto la capacità di spingere gli artisti fuori dalla loro zona di comfort. E qui il risultato è evidente.

Il resto del disco continua sulla stessa strada. ‘Lonely in the Future’ sembra inizialmente destinata a diventare una cavalcata rock ma si trasforma rapidamente in una sorta di jam danzereccia. ‘The Fruits of Conquest’ gioca invece con richiami al rock classico per poi scivolare verso territori psichedelici, mentre ‘Liar’s Remorse’ sorprende con una ballata swing. Il frontman è il vero protagonista del disco, alternando spoken word, improvvisazioni e continui giochi vocali.

L’uso controverso dell’Auto-Tune

In ‘Falling Out of Love’ sembra quasi sussurrare. Ma è l’Auto-Tune l’elemento che sicuramente dividerà i fan, compresi quelli più fedeli. Il suo utilizzo attraversa praticamente tutto l’album: a tratti riesce a creare un’atmosfera straniante, in altri finisce per mettere in risalto la voce di Casablancas. Una scelta che aveva già acceso il dibattito dopo l’uscita dei singoli ‘Falling Out of Love’ e ‘Going Shopping’ e che trova quasi una risposta in ‘Lonely in the Future’ dove il cantante sembra liquidare con sarcasmo le critiche, comprese quelle del critico musicale più famoso di YouTube, Anthony Fantano.

Il messaggio è chiaro: agli Strokes interessa sempre meno piacere a tutti. Ma l’intesa tra Julian Casablancas, Nick Valensi, Albert Hammond Jr., Fabrizio Moretti e Nikolai Fraiture resta intatta. A chiudere il disco ‘Tyrants of the Mellow Moon’ una ballata malinconica con un lungo assolo di chitarra dalle sfumature progressive.

È l’immagine di una band che, venticinque anni dopo il debutto, continua a seguire la propria direzione senza preoccuparsi troppo delle aspettative. Il cowboy della copertina, impegnato a restare in sella a un cavallo imbizzarrito, diventa così la metafora di un disco volutamente imprevedibile.

Autore

Camilla Fiore

Camilla Fiore, da Verona, annotò la prima review dopo aver testato un siero durante la Fiera della Cosmesi: quell’articolo cambiò la linea editoriale dedicata alla prova prodotto. Propone rubriche con taglio rigoroso e porta in redazione la precisione di chi colleziona vecchi campionari.