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I numeri parlano chiaro: il volume delle transazioni digitali e l’adozione delle soluzioni fintech sono cresciuti in modo significativo, con impatti misurabili su liquidity, spread e struttura dei mercati. Marco Santini, ex Deutsche Bank e analista fintech indipendente, osserva che l’innovazione tecnologica migliora l’efficienza ma può introdurre rischi sistemici se non accompagnata da adeguata compliance e due diligence. L’articolo offre un’analisi basata su metriche e orientata a investitori, responsabili di rischio e policymaker, evidenziando le principali variabili da monitorare.
lead e contesto: metriche che contano e lezioni dalla crisi
Per i responsabili di rischio e per i policymaker, le variabili da monitorare restano costi unitari, velocità di esecuzione e robuste misure di controllo dei sistemi.
I numeri parlano chiaro: la penetrazione delle piattaforme fintech ha ridotto i costi di servizio e aumentato la velocità delle transazioni. Spread più stretti e maggiore rapidità di esecuzione abbassano il rischio di market impact e migliorano l’allocazione del capitale. Chi lavora nel settore sa che la riduzione dei costi di intermediazione può creare vantaggi competitivi rilevanti, ma comporta anche nuove esposizioni operative e di liquidità.
Nella sua esperienza in Deutsche Bank, Marco Santini sottolinea che l’innovazione tecnologica priva di controlli adeguati può replicare dinamiche pericolose osservate in crisi precedenti, come quella del 2008. I casi storici mostrano che efficienze apparenti possono nascondere concentrazione di rischio, leva implicita e fragilità dei modelli di pricing.
Dal punto di vista regolamentare, sono necessari requisiti più stringenti di due diligence sui modelli e standard di compliance uniformi per piattaforme e intermediari. Le autorità di vigilanza dovranno intensificare la sorveglianza su algoritmi, gestione della liquidità e interoperabilità dei sistemi.
In termini pratici, gli operatori devono rafforzare controlli interni, stress test e trasparenza sulle metriche chiave. L’evoluzione attesa del quadro regolamentare punterà a ridurre il rischio sistemico mantenendo i benefici di efficienza introdotti dalle tecnologie digitali.
A seguito dell’attesa del quadro regolamentare, è utile focalizzare alcune metriche chiave per valutare efficienza e rischio.
Tra gli indicatori centrali figurano il tasso di adozione degli utenti attivi, il tempo di liquidazione, la variazione dello spread bid-ask sugli asset digitali rispetto agli equivalenti tradizionali e il rapporto tra capitale regolamentare e asset rischiosi esposti tramite piattaforme digitali. Questi elementi misurano sia il beneficio operativo sia l’esposizione al rischio.
Una riduzione del tempo di settlement da T+2 a near real-time diminuisce il rischio di controparte. Tuttavia aumenta la dipendenza dall’infrastruttura tecnologica e introduce nuovi punti di failure operativi. Il trade-off richiede misurazioni quantitative e stress test specifici.
Per i responsabili di rischio e i policymaker, la priorità rimane integrare questi indicatori nei processi di monitoraggio. Ciò favorirà rapporti più trasparenti e metriche confrontabili, utili per la supervisione e per eventuali interventi regolamentari futuri.
Ciò favorirà rapporti più trasparenti e metriche confrontabili, utili per la supervisione e per eventuali interventi regolamentari futuri. Le lezioni della crisi del 2008 restano centrali: leva e concentrazione del rischio compromettono l’innovazione non governata. Chi lavora nel settore sa che la trasparenza degli algoritmi, la gestione della liquidità intraday e la qualità della due diligence sulle controparti tecnologiche determinano la resilienza del sistema. Senza tali elementi, un’adozione rapida può generare fragilità sistemiche analoghe a quelle osservate in passato.
analisi tecnica: come misurare benefici e rischi del fintech
Marco Santini, ex Deutsche Bank ed analista fintech, indica indicatori misurabili per valutare efficacia e rischio. Tra questi figurano il tasso di churn degli utenti, il tempo di ripristino operativo (RTO) e le esposizioni intraday per controparte. I numeri parlano chiaro: livelli elevati di concentrazione espositiva aumentano lo spread di rischio tra operatori e mercato.
L’analisi deve includere test di stress sui modelli algoritmici e metriche di qualità dei dati. Devono essere definite soglie di allerta per la liquidità e parametri di escalation operativa. Dal punto di vista regolamentare, la disponibilità di metriche standardizzate agevola la supervisione e la comparabilità tra fornitori.
Per la valutazione della controparte tecnologica occorre integrare prove tecniche con verifiche di governance e piani di continuità. Il monitoraggio continuo delle metriche consente interventi mirati in caso di deterioramento delle condizioni operative. L’ultimo sviluppo atteso riguarda l’armonizzazione degli indicatori a livello di supervisione, che renderà più efficaci le misure preventive.
A seguito dell’armonizzazione degli indicatori a livello di supervisione, la valutazione delle piattaforme fintech richiede metriche finanziarie chiare e comparabili. Marco Santini, ex Deutsche Bank con 15 anni di esperienza sui mercati, osserva che nella sua esperienza la tecnologia va misurata con indicatori che riflettono sia l’adozione sia la sostenibilità economica. Per valutare un’applicazione fintech è necessario considerare KPI di carattere commerciale e finanziario: CAC (costo per acquisizione cliente), LTV (valore medio per cliente nel tempo) e il tempo medio di recupero dell’investimento (payback). Vanno inoltre integrate metriche di rischio quali perdita attesa (EL) e perdita inattesa (UL) relative alle esposizioni generate dalla piattaforma. Queste misure permettono una due diligence più efficace e facilitano la comparabilità richiesta dagli organi di vigilanza, con ricadute dirette su capitalizzazione e compliance.
Proseguendo l’analisi, la valutazione delle piattaforme deve considerare indicatori di rischio oltre ai soli risultati di acquisizione.
Marco Santini richiama la sua esperienza in Deutsche Bank per sottolineare che una riduzione del CAC del 30% unita a un aumento dell’UL di portafoglio del 5% non garantisce automaticamente migliore sostenibilità finanziaria.
Se la crescita viene finanziata con capitale regolamentare insufficiente, il beneficio operativo può tradursi in maggiore vulnerabilità sui requisiti di capitale.
Ulteriori metriche utili includono il rapporto tra depositi custoditi e asset in gestione, il churn rate degli utenti e la correlazione tra flussi in entrata/uscita e shock di mercato.
La correlazione è un fattore critico: algoritmi di investimento retail che reagiscono agli stessi segnali possono amplificare i movimenti di mercato.
In tali scenari si osserva un innalzamento dello spread e un aumento del rischio di liquidità durante le fasi di stress.
Il fenomeno esposto in precedenza amplifica i rischi operativi e finanziari. Uptime, MTTR e la percentuale di transazioni processate in real time senza intervento manuale restano le metriche principali per valutare la resilienza dell’infrastruttura IT. MTTR indica il tempo medio di recovery dopo un guasto e condiziona direttamente la continuità del servizio. Chi lavora nel settore sa che la tecnologia che non scala in modo sostenibile genera costi nascosti, come interventi d’emergenza, aumento del capitale operativo e deterioramento della qualità del servizio. Questi effetti si traducono in minori tassi di retention e in un potenziale aumento dei costi di funding, determinato dalla percezione negativa del mercato.
implicazioni regolamentari e prospettive di mercato
Marco Santini osserva che, dal punto di vista regolamentare, l’attenzione si concentra sempre più sulla operational resilience e sulla capacità delle piattaforme di mantenere funzioni critiche sotto stress. Nella sua esperienza in Deutsche Bank, la crisi del 2008 ha mostrato la necessità di stress test operativi oltre che finanziari. Le autorità di vigilanza europee tendono a richiedere piani di continuità misurabili e indicatori di soglia per l’intervento. I numeri parlano chiaro: la priorità regolamentare è ridurre il rischio sistemico derivante da guasti tecnologici e da concentrazioni di controparte.
Dal punto di vista di mercato, la domanda degli investitori privilegia infrastrutture con bassa latenza operativa e evidenze di adeguata due diligence tecnica. Chi lavora nel settore sa che una governance solida e metriche trasparenti riducono lo spread percepito dagli investitori. Sul piano pratico, le prossime evoluzioni normative si focalizzeranno su requisiti di reporting e sull’obbligo di simulazioni periodiche di stress, con impatti diretti sui costi di compliance e sulla struttura di funding delle imprese.
A seguito delle prescrizioni su reporting e stress test, Marco Santini, ex Deutsche Bank e analista fintech, sottolinea che le autorità europee hanno trasformato le risposte regolamentari in standard di settore.
La BCE e la FCA hanno enfatizzato requisiti più stringenti su capitale, gestione della liquidity e trasparenza degli algoritmi. Nella sua valutazione, tali misure mirano a ridurre l’esposizione ai rischi sistemici e a preservare la fiducia degli investitori.
Compliance viene descritta come una funzione di tutela operativa e di mercato, non soltanto come voce di costo. I numeri parlano chiaro: una carenza di conformità può tradursi in un aumento dello spread di funding e in perdita di accesso a linee di credito favorevoli.
Chi lavora nel settore sa che la due diligence sui modelli e le simulazioni periodiche di stress influiscono direttamente sui budget IT e sul prezzo del funding. Per il mercato ciò si traduce in una pressione sui margini e nella necessità di integrare governance e controlli fin dalle fasi di sviluppo.
Dal punto di vista regolamentare, la tendenza resta verso maggiore trasparenza e verificabilità degli algoritmi, con impatti operativi concreti per banche e fornitori tecnologici.
Nella mia esperienza in Deutsche Bank, Santini osserva che le implicazioni regolamentari per il fintech si sviluppano su più fronti contemporaneamente. Sul piano pratico le autorità richiedono maggiore governance degli algoritmi, con tracciabilità e spiegabilità obbligatorie degli output decisionali.
Le richieste comprendono anche nuovi requisiti di capitale per esposizioni sintetiche originate da piattaforme e regole antiriciclaggio rafforzate per ecosistemi digitali. Inoltre, gli enti regolatori impongono standard più stringenti di resilienza operativa, incluse prove periodiche di ripristino e continuità.
I numeri parlano chiaro: un aumento della soglia di capitale dell’1-2% sul capitale regolamentare può rendere insostenibili modelli ad alta leva. Chi lavora nel settore sa che si tratta di un trade-off tra competitività e stabilità sistemica.
Dal punto di vista regolamentare, Santini sottolinea la necessità di bilanciare controlli robusti e innovazione. Le autorità europee privilegiano trasparenza e verificabilità degli algoritmi, e questo produrrà impatti operativi concreti per banche e fornitori tecnologici.
In continuità con quanto osservato sulle autorità europee, la penetrazione della tecnologia richiederà modifiche concrete alla gestione del rischio operativo. Santini sottolinea che l’innovazione genera efficienze e nuove fonti di rendimento, ma può accrescere la correlazione tra gli attivi e il rischio sistemico. Gli investitori istituzionali e gli investitori retail dovranno considerare non solo il rendimento atteso, ma anche la variazione della distribuzione dei rischi dovuta all’adozione tecnologica. Sul piano operativo ciò si traduce in una più frequente esecuzione di stress test e in una revisione dei parametri di capitalizzazione degli operatori fintech. Inoltre sarà necessaria una maggiore attenzione al liquidity coverage e alla qualità delle contromisure di resilienza. I numeri parlano chiaro: una maggiore omogeneità delle soluzioni aumenta la probabilità di shock simultanei sui portafogli, con impatti rilevanti su pricing e spread.
Proseguendo il ragionamento sulla fragilità indotta dall’omogeneità delle soluzioni, la strategia prudente richiede metriche finanziarie comparabili e controlli operativi stringenti. Nella mia esperienza in Deutsche Bank, le crisi hanno mostrato che l’innovazione senza misurazione trasforma le efficienze in leva di rischio sistemico. Per questo motivo gli investitori e le imprese devono portare al tavolo scenari di stress, indicatori di liquidità e misure di pricing consolidabili.
Si raccomanda di integrare ogni progetto con due diligence quantitativa, piani di fallback e monitoraggio continuo del tempo di ripristino. Dal punto di vista regolamentare, la collaborazione con le autorità e la trasparenza sui modelli di rischio favoriscono una transizione meno disordinata verso soluzioni digitali. I numeri parlano chiaro: senza metriche condivise aumentano le probabilità di shock simultanei sui portafogli.
La governance dovrebbe richiedere risposte concrete su liquidity e compliance prima di qualsiasi scalata operativa, includendo stress test e report periodici. Chi lavora nel settore sa che la capacità di misurare spread, liquidità e resilienza operativa determina la sostenibilità del modello di business. Un prossimo sviluppo atteso riguarda l’armonizzazione normativa europea, che potrà ridefinire gli standard di reporting e i requisiti di capitale per le iniziative fintech.

