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Il teatro possiede la capacità di narrare storie, ma alcune opere vanno oltre la semplice narrazione. Esse aprono ferite e costringono a confrontarsi con la realtà della solitudine, dell’abbandono e della perdita di dignità. Le produzioni IO SONO ALZ e BINARIO 1 non cercano la compassione, ma si propongono di far emergere l’invisibile, trasformando la malattia e la marginalità in protagonisti. Questo approccio stimola una riflessione su temi che la società tende a rimuovere.
Il filo conduttore delle opere
In un’intervista con Debora Valentini, regista di entrambe le opere, emerge la questione centrale dell’indifferenza sociale verso coloro che sono emarginati. La regista afferma: “Questi spettacoli vogliono illuminare l’indifferenza nei confronti di chi vive ai margini in una società sempre più individualista”. Questo messaggio invita a riflettere sull’importanza di fornire aiuto a chi ne ha bisogno, siano essi senza fissa dimora, anziani o coloro che si occupano della famiglia.
La malattia come personaggio
In IO SONO ALZ, la malattia non è solo una condizione, ma assume il ruolo di un vero e proprio personaggio che agisce in modo crudele. Valentini, che ha vissuto con l’Alzheimer per anni, dichiara: “Ho studiato questo male per comprenderlo e raccontarlo in modo autentico, senza cadere nel pietismo”. Questa visione è potente: l’Alzheimer è descritto non come una dolce perdita di memoria, ma come un serial killer che colpisce non solo le vittime, ma anche chi le circonda.
La morte e la sua rappresentazione
Entrambe le opere affrontano il tema della morte, ma da angolazioni diverse: come sconfitta, liberazione e abbandono. Valentini, interrogata sulla sua percezione della morte, risponde: “La morte è una presenza costante nella mia vita. Comprenderla ci permette di vivere appieno”. La sua visione è chiara: la morte non deve essere considerata solo come una fine, ma come un insegnamento che consente di affrontare la vita con maggiore consapevolezza.
BINARIO 1 è dedicato alla figura di Modesta Valenti, una donna senza fissa dimora che ha perso la vita a causa dell’indifferenza. Grazie alla sua storia, è oggi possibile ottenere una residenza fittizia per i senza tetto, consentendo l’accesso ai servizi fondamentali. Valentini sottolinea l’importanza di affrontare tali tematiche con verità: “Il teatro offre uno specchio alla società, invitandola a riflettere su ciò che ha e su ciò che può migliorare”.
Le emozioni in scena
Il teatro di Valentini si caratterizza per un’alternanza di registri emotivi che spaziano dal dolore all’ironia. La regista spiega: “Le emozioni sono molteplici e crude, ma la realtà può essere talmente assurda da suscitare ilarità. Non si tratta di prendere la disgrazia con superficialità, ma di trovare motivi per sorridere anche nelle difficoltà”. Questa dualità permette al pubblico di uscire dal teatro con un senso di vuoto, un vuoto che stimola riflessioni personali.
Creare connessioni con gli attori
Durante il lavoro con il suo cast, Valentini cerca di costruire relazioni profonde. Durante i provini, pone domande scomode per stimolare la sensibilità degli attori. “È fondamentale che ogni artista possa esplorare il proprio personaggio e portare la propria esperienza sul palco”, afferma, evidenziando l’importanza del dialogo e della condivisione di esperienze personali per creare un gruppo coeso.
Le opere di Debora Valentini non solo raccontano storie di dolore e indifferenza, ma invitano il pubblico a riflettere su questioni fondamentali della nostra società. L’arte, in questo contesto, diventa un potente strumento di cambiamento e consapevolezza.

