Il documentario Il mio nome è Carlo diretto da Giacomo Campiotti e co-scritto con Carlo Mazzotta, ha ottenuto il riconoscimento di miglior film per la televisione 2026 durante la serata finale del Festival di Cefalù. La pellicola racconta la breve ma intensa esistenza di Carlo Acutis il quindicenne milanese canonizzato nel 2025, e si è distinta per una regia sobria che non sacrifica la complessità della santità a favore di una narrazione semplificata.
Trasmessa in prima serata su Canale 5 il 27 settembre, la fiction ha registrato quasi il 30% di share, raggiungendo più di quattro milioni di telespettatori. Questo risultato ha dimostrato come le biografie di figure contemporanee possano attirare un vasto pubblico, combinando una trama familiare con riferimenti alla vita digitale del protagonista, come le sue famose scarpe Nike, jeans e felpa che sfidano l’immagine tradizionale del santo.
Il documentario “Il mio nome è Carlo” trionfa al Festival di Cefalù 2026
La giuria ha elogiato la capacità di Campiotti di ricostruire la quotidianità del giovane, dalle lezioni scolastiche alle serate di preghiera, senza indulgenza melodrammatica. Nella motivazione ufficiale è stato sottolineato come la sceneggiatura riesca a mantenere un tono intimo, facendo emergere i legami familiari e l’amore per la tecnologia come strumenti di testimonianza cristiana. Il premio, inoltre, è stato interpretato come un segnale di apertura del Festival verso le produzioni televisive italiane, ritenute capaci di parlare a tutti senza ricorrere a facili semplificazioni.
Premiazione e motivazioni della giuria
Secondo la sentenza della giuria, la regia sobria e la narrazione basata su fatti concreti hanno permesso allo spettatore di avvicinarsi alla figura di Acutis senza sentirsi sopraffatto. La scelta di ambientare le riprese tra Milano e Assisi, con il supporto delle case di produzione RTI e Movie Magic International, ha conferito al racconto una autenticità visiva che ha inciso positivamente sulla valutazione critica.
Riscontro di pubblico e interpretazioni
Il pubblico ha reagito con entusiasmo: i dati d’audience hanno confermato che un film che entra nelle case con discrezione e ne esce lasciando una domanda è esattamente quello che molti spettatori hanno cercato. Le performance di Samuele Carrino nel ruolo del giovane santo, e di Lucia Mascino e Flavio Parenti nei panni dei genitori, hanno ricevuto consensi per la loro credibilità e la capacità di rendere viva la memoria di chi ha conosciuto Carlo.
Il legame con la Fondazione Bambino Gesù del Cairo e l’Oasi della Pietà
Parallelamente al successo televisivo, la figura di Carlo Acutis è stata collegata a un progetto di solidarietà internazionale, la Fondazione Bambino Gesù del Cairo ETS che gestisce l’Oasi della Pietà, una casa di accoglienza per bambini orfani e vulnerabili nella capitale egiziana. L’istituzione nasce dal Documento sulla Fratellanza Umana per la Pace Mondiale e la Convivenza Comune firmato ad Abu Dhabi il 4 febbraio 2019 da Papa Francesco e dal Gran Imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyeb. Da allora, la fondazione ha perseguito la missione di protezione, educazione e assistenza spirituale per i minori, senza discriminazioni religiose.
Origini della fondazione e il documento sulla fratellanza
Il passaggio da “Associazione” a “Fondazione” nel 2020 ha segnato una continuità giuridica, mantenendo inalterata la visione di fratellanza proclamata nel 2019. Il monsignor Yoannis Lazhi Gaid, responsabile dell’opera, ha definito il progetto un “testamento d’amore” del Ponte di Francesco, intendendo trasformare l’astrazione del documento in una presenza concreta accanto ai bambini più fragili. L’Oasi della Pietà, situata nel cuore del Cairo, è aperta a tutti, promuovendo una crescita umana, professionale e spirituale attraverso un ambiente di solidarietà e cura.
Statua, cappella e simbolismo tra Assisi e il Cairo
Il 17 marzo 2021, una statua di Carlo Acutis è stata benedetta da Papa Francesco in Vaticano e poi collocata nell’Oasi della Pietà, in presenza del vescovo di Assisi, Domenico Sorrentino, e della famiglia Acutis. Insieme alla statua, è stata dedicata una piccola cappella dove i bambini possono pregare e incontrarsi. Questo gesto ha creato un ponte simbolico tra Assisi, dove Carlo è sepolto, e il Cairo, dove la fondazione accoglie i più bisognosi, riaffermando che la santità di Acutis non è una realtà distante, ma una chiamata all’azione concreta e quotidiana.
Il legame tra il film, la sua fama televisiva e l’impegno della fondazione dimostra come la testimonianza di un giovane possa superare i confini nazionali, ispirando sia il pubblico italiano sia le comunità vulnerabili dell’Egitto. In questa ottica, l’esperienza di Samuele Carrino – che ha dichiarato di aver avvicinato la propria fede alla lettura della storia di Acutis e di aver percepito una connessione profonda durante la visita alla tomba di Assisi – diventa parte integrante di una narrazione più ampia, che invita a considerare la santità come una missione alla portata di tutti, alimentata dalla tecnologia, dal dialogo interreligioso e dall’impegno sociale.



