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Una manifestazione per la pace ha animato il Lido di Venezia durante le giornate della Mostra del cinema, con slogan e simboli che hanno richiamato l’attenzione dei presenti e dei media. Dal piazzale di Santa Maria Elisabetta è partito un corteo organizzato dai centri sociali del Nordest insieme al circolo Anpi 7Martiri, con l’arrivo di partecipanti anche via motonave da Porto Marghera. Sul selciato sono state disposte numerose barchette di carta con la bandiera della Palestina, mentre uno striscione centrale proclamava Stop genocidio e lanciava lo slogan “Palestina libera dal fiume fino al mare“.
Il percorso e la logistica della manifestazione
La mobilitazione ha preso il via dal piazzale principale del Lido, dove si sono radunate migliaia di persone tra residenti, attivisti e artisti. Oltre al gruppo che ha marciato dalla banchina, alcune imbarcazioni hanno trasportato manifestanti che si sono unite alla testa del corteo; centinaia di piccoli relitti simbolici sono stati poi sistemati a terra prima di essere lanciati in mare da alcuni partecipanti. Per motivi di sicurezza il servizio automobilistico dell’isola è stato temporaneamente sospeso dall’azienda di trasporto locale, che ha segnalato l’interruzione via canale ufficiale: una misura volta a garantire l’ordine durante l’afflusso.
Presenze e numeri
La Questura ha stimato la partecipazione in circa 5.000 persone, cifre però contestate da alcuni organizzatori che, come Tommaso Cacciari, hanno parlato di numeri anche maggiori arrivando a dichiarare “Siamo in 10mila“. In campo per il presidio dell’ordine pubblico sono stati schierati circa 150 agenti tra polizia, carabinieri e guardia di finanza; la gestione è avvenuta senza scontri significativi e con la volontà dichiarata di contenere ogni possibile frizione.
Momenti simbolici e piccoli fuori programma
A un certo punto una trentina di persone sono riuscite ad aggirare il cordone di sicurezza e hanno raggiunto la zona del red carpet, dando vita a quello che i presenti hanno definito un flash mob pacifico: una bandiera palestinese è stata esposta sulla spiaggia accompagnata da cori. Le forze dell’ordine hanno osservato l’azione da distanza ravvicinata, che si è risolta senza incidenti. In chiusura di corteo una ventina di manifestanti hanno poi percorso il lungomare fino alla battigia, mettendo in acqua alcune delle barchette dedicate alla Global Sumud Flotilla, mentre operatori della Digos monitoravano i movimenti.
Il ruolo delle autorità e della sicurezza
Il presidio delle forze dell’ordine è rimasto costante per tutta la durata dell’evento, con agenti dislocati sia lungo il percorso che in corrispondenza delle aree simboliche vicine alla manifestazione. L’atteggiamento delle forze è stato descritto come osservativo e volto a prevenire escalation, senza però impedire azioni simboliche e sceniche che rientravano nel perimetro della protesta pacifica.
Voci dal corteo e la polemica sulla Mostra
Tra i partecipanti si sono notate diverse personalità del mondo culturale e cinematografico: nomi come Emanuela Fanelli, Lorenzo Zebetti (protagonista di ‘La Grazia’ di Paolo Sorrentino), Tecla Insolia (in concorso con ‘Amata’), Zerocalcare, Donatella Finocchiaro, Laura Poitras, Roberto Zibetti, Ottavia Piccolo e Michele Riondino. Le loro presenze hanno trasformato il corteo in un evento ibrido, dove l’impegno civile si è intrecciato con la platea della Mostra del cinema.
La posizione di Tecla Insolia e il dibattito sulle esclusioni
L’attrice Tecla Insolia ha difeso la richiesta dell’aggregazione Venice4Palestine di escludere alcuni nomi ritenuti sostenitori delle operazioni militari, precisando che si tratta di una forma di boicottaggio culturale e non di censura. Ha sostenuto che chi firma appelli collettivi deve assumersi la responsabilità delle conseguenze e che la mobilitazione intendeva creare uno spazio di visibilità per una causa che ritiene urgente. La questione ha aperto un più ampio confronto sulla responsabilità morale degli ospiti della rassegna.
Sul versante del festival, attori come Michele Riondino hanno ribadito che il tema della guerra è centrale anche nelle discussioni della kermesse cinematografica, sostenendo che la visibilità pubblica offre l’occasione per ricordare a chi detiene potere che le decisioni delle leadership statali producono vittime concrete. Il richiamo finale è stato all’impegno di chi può agire: secondo alcuni intervenuti, il ruolo degli artisti non è quello di cambiare direttamente le dinamiche geopolitiche, ma quello di mantenere alta l’attenzione con gesti pubblici e appelli mirati.

