Netflix riaccende il dibattito sui reality con Reality Check: Inside America’s Next Top Model (2026), un documentario che scava dietro le quinte del celebre format. Attraverso interviste a ex concorrenti e a membri della produzione, il film mette insieme testimonianze e materiale d’archivio per raccontare pressioni psicologiche, scelte produttive controverse e dinamiche di spettacolarizzazione che hanno segnato il programma.
Dietro le quinte: come si è trasformato il format
Il documentario ripercorre l’evoluzione di America’s Next Top Model, nato nel 2003 da un’idea di Tyra Banks con l’obiettivo dichiarato di avvicinare ragazze al mondo della moda e insegnare posa, passerella e styling. Col tempo, però, quella missione educativa ha ceduto spazio a pratiche più improntate allo show: casting e montaggio sempre più orientati alla creazione di tensione, prove progettate per suscitare reazioni estreme, e una disposizione narrativa che privilegia il conflitto rispetto alla formazione.
Meccaniche di drammatizzazione
I registi Daniel Sivan e Mor Loushy descrivono la scelta consapevole di enfatizzare momenti di crisi per catturare l’attenzione del pubblico. La strategia passava per la selezione mirata delle clip, servizi fotografici costruiti attorno a temi controversi e ricostruzioni sceniche che accentuavano i contrasti. Il risultato, secondo le testimonianze raccolte, è stata una polarizzazione dei personaggi: concorrenti semplificate in archetipi televisivi piuttosto che raccontate nella loro complessità.
Pressioni, abusi e impatto sulla salute
Diverse ex partecipanti parlano di pressioni che andavano ben oltre la competizione. Nel documentario emergono accuse di abusi, episodi di umiliazione legati a peso e aspetto fisico e perfino svenimenti durante turni estenuanti. Vengono citati casi specifici — tra cui accuse contro Shandi Sullivan durante una puntata a Milano e la vicenda di Dani Evans, spinta a considerare interventi dentali — che sollevano dubbi seri sulle garanzie di tutela sanitaria e supporto psicologico sul set.
Contenuti discutibili e conseguenze emotive
Reality Check mostra anche servizi fotografici e prove ideate con espedienti emotivamente forti: scenari che richiamano violenza, esercizi con animali vivi e sperimentazioni narrative sensibili come il cosiddetto “scambio di razza”. Scene montate senza un’adeguata contestualizzazione hanno, secondo le protagoniste, amplificato il loro disagio. Un esempio citato nel film è il servizio con Dionne Walters, evocativo di una sparatoria mentre la sua famiglia stava attraversando un lutto: immagini che hanno lasciato tracce emotive durature.
Effetti sulle carriere
Non tutte le vincitrici del programma hanno trovato sbocchi professionali sostenibili: l’etichetta “proveniente da Top Model” è talvolta diventata un limite sul mercato del lavoro della moda, più che un biglietto d’ingresso. Il documentario mette in luce anche la tensione interna tra chi voleva rinnovare lo show per restare al passo e chi invece denunciava la perdita della sua missione originaria: formare nuovi volti della moda anziché produrre spettacolo fine a sé stesso.
Responsabilità produttiva e possibili conseguenze
Le denunce raccolte hanno riaperto il confronto su responsabilità editoriali e protezione dei partecipanti. Associazioni e operatori chiedono più trasparenza nei processi di selezione, supporto psicologico continuativo e forse regole specifiche per i format di competizione. Sulla vicenda sono in corso segnalazioni e verifiche da parte degli organismi di vigilanza; sono inoltre attesi approfondimenti giornalistici che potrebbero chiarire ulteriori responsabilità.
La voce di Tyra Banks e le domande aperte
Reality Check non pretende di emettere una sentenza definitiva: il film si chiude piuttosto proponendo un confronto. L’intervista finale a Tyra Banks, realizzata dopo l’avvio delle riprese, aggiunge sfumature al racconto ma non risolve tutte le contraddizioni. Rimangono aperte questioni cruciali: qual è il confine tra intrattenimento legittimo e sfruttamento mediatico? E quali strumenti deve mettere in campo l’industria per tutelare chi prende parte a questi programmi? Più che un processo, Reality Check appare come un invito a ripensare le regole del gioco televisivo: non solo per il pubblico, ma per le persone che nei reality vengono messe in scena.

