Come l’intelligenza artificiale sta trasformando la realtà estesa

Un'istantanea sulle novità dell'XR: dispositivi lanciati, integrazione con l'intelligenza artificiale e impatti concreti nelle aziende

Il panorama della realtà estesa ha vissuto una fase di accelerazione significativa: nel corso dell’anno sono stati introdotti sul mercato diciassette nuovi dispositivi tra visori per realtà virtuale e realtà mista e occhiali intelligenti, portando il totale globale a novantatré modelli disponibili. Tra i nomi che hanno attirato l’attenzione compaiono il Samsung Galaxy XR e i RayBan Meta Display, mentre sul fronte software si segnala l’arrivo di Android XR e una più stretta integrazione con il concetto di digital twin. Questa ondata di novità mette al centro del discorso l’interazione tra hardware, piattaforme e nuove capacità abilitanti, soprattutto grazie all’uso massiccio della intelligenza artificiale.

L’intelligenza artificiale che reinventa l’immersione

La spinta principale che sta rimodellando l’esperienza immersiva è l’adozione di tecniche di AI fin dalla progettazione dei dispositivi. Alcuni prodotti nascono come AI-native, cioè con l’architettura pensata per elaborare dati sensoriali e gestire interazioni in tempo reale, migliorando la percezione e la reattività. Nel contesto pratico questo si traduce in esperienze più fluide, personalizzate e naturali: la computer vision filtra informazioni ambientali, la personalizzazione modella contenuti in base all’utente e gli algoritmi di ottimizzazione riducono latenza e artefatti visivi. Allo stesso tempo, l’AI facilita la produzione di contenuti, automatizzando la generazione di asset tridimensionali e animazioni che un tempo richiedevano risorse umane e tempi lunghi.

AI nei dispositivi

Nei nuovi visori l’AI è impiegata per orchestrare sensori, tracciamento e interfacce: il Samsung Galaxy XR, per esempio, integra algoritmi che interpretano segnali ambientali per adattare la scena virtuale istantaneamente. Questo approccio consente di migliorare il riconoscimento dei movimenti, la resa grafica e la coerenza tra mondo reale e virtuale, elementi fondamentali per la credibilità dell’esperienza. Il risultato è una fruizione più intuitiva, dove la tecnologia anticipa bisogni e riduce barriere d’ingresso per gli utenti non esperti. Inoltre, l’uso combinato di AI e sensori avanzati apre la strada a nuovi servizi contestuali e funzioni di assistenza sul campo.

AI nel software e nello sviluppo

Sul versante software l’impatto dell’intelligenza artificiale è doppio: migliora l’esperienza utente e semplifica la creazione di applicazioni XR. Strumenti basati su AI possono generare modelli 3D, creare animazioni e assemblare ambienti virtuali partendo da dati di base, riducendo tempi e costi di sviluppo. Questo abbassa la soglia per le imprese che vogliono sperimentare, favorendo prototipi rapidi e iterazioni frequenti. Allo stesso tempo, la standardizzazione proposta da Android XR potrebbe rendere più semplice la portabilità delle applicazioni, riducendo l’attuale frammentazione tra piattaforme e dispositivi.

Ecosistema, adozione e barriere

Nonostante la maggiore disponibilità di device e piattaforme, il mercato rimane frammentato: piattaforme e hardware spesso non sono compatibili, limitando la diffusione di applicazioni interoperabili. In questo contesto l’introduzione di Android XR è vista come un possibile punto di svolta per favorire standard comuni e accelerare l’adozione. Come osserva Riccardo Mangiaracina, responsabile scientifico dell’Osservatorio XR Technologies & Immersive Experience, l’evoluzione tecnologica sta portando dispositivi più performanti e confortevoli e l’AI diventa parte integrante dell’architettura dei nuovi sistemi: se Android XR si affermerà, la frammentazione potrebbe diminuire e le applicazioni XR guadagnare scala.

Adozione nelle aziende italiane

In Italia l’adozione rimane contenuta: dal 2026 sono stati censiti 735 progetti XR annunciati pubblicamente, di cui 290 rivolti al segmento B2b/B2e e 445 al B2c. Nel B2b i casi consolidati riguardano formazione, supporto alle attività sul campo e design/prototipazione; tra i settori più attivi spiccano il manifatturiero (30%), la sanità (18%) e utility & energy (11%). Nel B2c emergono turismo (26%) e retail (18%), mentre l’education cresce grazie all’impiego dei visori nelle scuole. Una barriera evidente resta la scarsa conoscenza delle tecnologie immersive da parte di molte aziende che non le hanno ancora testate.

Risultati misurabili e neuroscienze

Le aziende che investono ottengono risultati concreti: l’86% delle grandi e medio-grandi imprese che hanno implementato progetti XR dichiara di aver raggiunto pienamente o in buona parte gli obiettivi prefissati, e il 65% prevede un impatto rilevante sui processi nei prossimi tre anni. Come sottolinea Lucio Lamberti, responsabile scientifico dell’Osservatorio, i casi d’uso maturi evidenziano miglioramenti misurabili in tempi, qualità, produttività e sostenibilità. Inoltre l’integrazione con le neuroscienze permette di valutare metriche legate all’esperienza, come attenzione sostenuta, carico cognitivo, qualità dell’engagement e ritenzione dell’informazione, offrendo indicatori nuovi oltre ai KPI tradizionali.

Sperimentazione, casi d’uso e prospettive

Per accompagnare lo sviluppo, l’Osservatorio ha avviato undici tavoli di lavoro Cross-enabler con oltre trenta manager aziendali, un’attività che testimonia l’interesse dei leader nell’esplorare applicazioni concrete combinate con l’AI. Tra i temi più richiesti figurano la formazione aziendale (scelta dal 44% dei partecipanti) e iniziative di marketing & sales B2b (31%). Le esperienze XR non solo aprono nuovi canali di offerta digitale, ma consentono anche risparmi concreti nella formazione, nella prototipazione e nella partecipazione a fiere, confermando che l’investimento può tradursi in vantaggio competitivo e nuovi modelli di business.

Scritto da AiAdhubMedia

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