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Articolo in generazione analizza come la trasformazione digitale stia creando valore e nuovi profili di rischio nel settore finanziario. Nella mia esperienza in Deutsche Bank ho osservato che l’innovazione senza due diligence rigorosa può aumentare lo spread di rischio più rapidamente di quanto un modello di machine learning prometta rendimento. L’analisi si fonda su metriche osservabili e su riferimenti regolamentari, con particolare attenzione ai requisiti di compliance indicati da BCE e FCA. Chi lavora nel settore sa che valutare esposizione e pricing richiede misurazioni quantitative e procedure di governance adeguate.
Il dato che apre: valore creato e rischi misurabili
Proseguendo il ragionamento sulla misurazione di valore e rischio, i numeri confermano la necessità di indicatori concreti. Il valore creato si valuta con metriche come return on invested capital (ROIC), il cost/income ratio e le misure di liquidity coverage.
Marco Santini, ex Deutsche Bank e analista fintech, osserva che la crescita dei volumi non è sufficiente a garantire redditività sostenibile. Un aumento top-line non compensa costi operativi elevati. Se il cost/income ratio resta superiore al 70% e lo spread operativo si contrae, gli indici di redditività possono deteriorarsi. Chi opera nel settore evita decisioni basate solo su utenti attivi e transazioni. Le valutazioni richiedono misurazioni quantitative, procedure di governance e stress test sul profilo di liquidità. Il prossimo sviluppo atteso riguarda l’integrazione delle metriche di rischio nei modelli di pricing delle piattaforme digitali.
Per proseguire l’analisi, la misurazione del valore digitale richiede un bilancio tra crescita e rischio. Marco Santini, ex Deutsche Bank e analista fintech, sottolinea che l’integrazione delle metriche di rischio nei modelli di pricing è il prossimo sviluppo operativo da monitorare.
Le piattaforme di pagamenti mostrano spesso un aumento della revenue per transazione, mentre emergono costi non immediatamente visibili. In particolare aumentano le spese di compliance e il rischio di frode, che incidono sulla liquidity dell’operatore. Per valutare la sostenibilità economica, si consigliano almeno tre indicatori: tasso di conversione utenti attivi verso utenza pagante, costo di acquisizione cliente (CAC) rispetto al lifetime value (LTV) e loss rate su credito o frode. I numeri parlano chiaro: questi indicatori distinguono crescita guidata da effettivo valore economico da espansione supportata soltanto da capitale a basso costo.
Gli operatori finanziari richiamano la lezione del 2008: l’innovazione che non risulta trasparente nei bilanci e nei modelli porta a una sovrastima della liquidità reale. Occorre misurare la resilienza con stress test interni e benchmark contro indici di settore come BCE e Bloomberg. Il termine stress test interni indica esercizi di simulazione volti a valutare la capacità di assorbire shock di mercato sul portafoglio e sulla liquidità. Senza queste verifiche, la generazione apparente di valore può dissolversi al primo shock.
Esperienza e contesto: lezioni pratiche dalla banca d’investimento al fintech
Marco Santini, ex Deutsche Bank e analista fintech, sottolinea l’importanza di integrare misure quantitative con revisione qualitativa delle assunzioni di modello. Chi lavora nel settore sa che la sola crescita dei ricavi non basta. È necessario effettuare due diligence sui modelli, confronti con benchmark e valutazioni di liquidity buffer. Dal punto di vista regolamentare, la pratica rafforza la compliance e riduce il rischio di ricapitalizzazioni non pianificate. I numeri parlano chiaro: una misurazione prudente distingue l’espansione sostenibile dalla crescita finanziata esclusivamente da capitale a basso costo.
Nella continuità del ragionamento precedente, Marco Santini sottolinea che i progetti promettenti spesso si incrinano quando la crescita trascura i costi reali. Nella sua esperienza in Deutsche Bank ha osservato iniziative avviate con obiettivi di scalabilità che sono state ristrutturate per insufficiente attenzione a compliance e spese operative. Chi lavora nel settore sa che il rischio trasferito dal modello tradizionale a quello digitale non si misura nei pitch deck. La valutazione deve concentrarsi sui processi operativi: reconciliations, gestione dei chargeback (ovvero storni delle transazioni), sistemi antifrode e requisiti di capitalizzazione per esposizioni a rischio di credito. I numeri parlano chiaro: senza una corretta due diligence operativa, la crescita appare sostenibile solo sulla carta. Dal punto di vista regolamentare, ciò implica maggiori revisioni dei modelli e verifiche sulla resilienza operativa nelle fasi di scale-up, con impatto diretto su costi e tempo di realizzazione.
Marco Santini, ex Deutsche Bank, prosegue sottolineando che nei modelli di lending digitale una sottostima del tasso di default di pochi punti percentuali può trasformare un ROIC positivo in una perdita operativa. Questa vulnerabilità si manifesta durante la fase di scale-up, con effetti immediati su costi di capitale e tempi di ritorno degli investimenti.
Secondo Santini, l’uso di dati alternativi migliora l’efficienza commerciale riducendo il CAC e accelerando la crescita, ma introduce rischi di correlazione non prevista in caso di shock macroeconomici. Dal punto di vista regolamentare occorre rafforzare le verifiche sulla robustezza dei modelli e aumentare i requisiti di due diligence sui dataset. I numeri parlano chiaro: stress test e revisioni conservative dei parametri aumentano la resilienza e limitano l’impatto sui bilanci. Ci si attende un incremento delle richieste di validazione esterna e stress test sui modelli creditizi nei prossimi cicli di supervisione.
Nella mia esperienza in Deutsche Bank, la due diligence tecnica non può limitarsi a verifiche formali. Deve includere stress test su scenari avversi e analisi di sensitività delle metriche chiave. Le metriche comprendono LTV, default rate, customer churn e costi di compliance. I numeri parlano chiaro: una variazione contenuta del tasso di default può alterare significativamente la redditività attesa. Chi lavora nel settore sa che la mera crescita degli utenti non compensa l’assenza di capitale regolamentare e operativo per sostenere l’attività a regime.
Analisi tecnica e implicazioni regolamentari: governance, liquidity e compliance
L’analisi deve valutare la governance dei modelli, la capacità di assorbire shock di liquidità e la robustezza della compliance operativa. I modelli creditizi richiedono validazione esterna e verifiche di out‑of‑sample per prevenire sovrastime dei parametri. Dal punto di vista regolamentare, le autorità aumentano la frequenza degli stress test e richiedono evidenze documentali di due diligence. Il prossimo ciclo di supervisione porterà a richieste più stringenti di reporting sui rischi di credito e sulla gestione della liquidity.
Il prossimo ciclo di supervisione porterà a richieste più stringenti di reporting sui rischi di credito e sulla gestione della liquidity. Le nuove prescrizioni accelerano la necessità di riformare la governance interna e i processi operativi. Marco Santini, ex Deutsche Bank e analista fintech, osserva che la compliance incide in modo consistente sui margini delle imprese che operano in più giurisdizioni. Chi lavora nel settore sa che standardizzare i processi KYC/AML, automatizzare il reporting e mantenere buffer di liquidity sono condizioni per la sostenibilità. In molti casi la separazione tra front office innovativo e funzioni di controllo ha generato inefficienze e rischi operativi, riducendo la capacità di risposta alle richieste regolamentari. Dal punto di vista regolamentare, le autorità richiederanno procedure documentate di controllo e metriche monitorabili per misurare il rispetto dei requisiti.
Santini sottolinea che, dal punto di vista regolamentare, le autorità come la BCE e le authority nazionali richiedono controlli formali e processi documentati per piattaforme che erogano servizi banking-like. Le implicazioni operative includono una capital allocation prudente, piani di continuità testati e investimenti in sistemi di monitoraggio real-time delle esposizioni.
Le metriche di reporting devono essere comparabili e monitorabili. Tra queste vanno indicate exposure-weighted concentration (concentrazione ponderata per esposizione), il tempo medio di riconciliazione e il loss-given-default per segmento. Le autorità richiederanno l’integrazione di tali indicatori nei report di vigilanza e nelle procedure di controllo interno.
Le autorità richiederanno l’integrazione degli indicatori nei report di vigilanza e nelle procedure di controllo interno. Per questo motivo gli operatori devono valutare come i requisiti di compliance impattino il modello di business. Chi lavora nel settore sa che un basso CAC può essere eroso rapidamente da costi di adeguamento normativo e da penali per mancata conformità. L’approccio corretto consiste nell’integrare la compliance nel design del prodotto fin dalle prime fasi, evitando interventi post-hoc che aumentano lo spread di rischio tra aspettative e risultati.
Marco Santini, analista fintech ed ex Deutsche Bank, osserva che la generazione digitale offre opportunità di efficienza e scala, ma richiede metriche rigorose e governance solida. I numeri parlano chiaro: misurare, sottoporre a stress test e documentare processi riduce la probabilità di fragilità sistemiche. Dal punto di vista regolamentare, sono attesi sviluppi normativi e linee guida che aumenteranno i requisiti di due diligence e reporting, trasformando la compliance in un fattore competitivo.

