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8 Agosto 2026

Coldcard: l’attacco informatico che ha rubato 1600 bitcoin

La comunità Bitcoin è in allarme dopo il furto di 1600 bitcoin da portafogli Coldcard. Un attacco che sfrutta una vulnerabilità di cinque anni fa e che solleva dubbi sulla sicurezza dei portafogli freddi.

Coldcard: l'attacco informatico che ha rubato 1600 bitcoin

Un attacco informatico senza precedenti ha colpito i portafogli hardware Coldcard della società canadese Coinkite mettendo in discussione la sicurezza dei cold storage nel mondo delle criptovalute. I malintenzionati sono riusciti a sfruttare una vulnerabilità risalente a cinque anni fa nella generazione delle chiavi di sicurezza, rubando circa 1600 bitcoin per un valore superiore ai 100 milioni di dollari da circa 7300 indirizzi.

Questo episodio rappresenta uno dei più gravi incidenti mai registrati nel campo dell’autocustodia delle criptovalute, sollevando interrogativi sulla reale affidabilità dei dispositivi considerati fino a oggi i più sicuri.

La vulnerabilità che ha reso possibile il furto

Secondo Dominic Weibel responsabile della ricerca presso Bitcoin Suisse l’attacco non ha preso di mira il protocollo bitcoin in sé, ma un difetto specifico nella creazione delle cosiddette recovery phrases di alcune versioni del firmware. Il sistema utilizzava un grado di casualità insufficiente, consentendo agli hacker di ricostruire le chiavi sottostanti senza aver mai toccato fisicamente i dispositivi e senza bisogno di ingannare i possessori con truffe o email fraudolente.

“Il cold storage è stato a lungo considerato una sorta di panacea, dopo che il crollo di FTX aveva messo in luce in modo così drastico il rischio di controparte legato alla custodia centralizzata”, spiega Weibel. Ora, però, il caso Coldcard dimostra che anche i dispositivi considerati più sicuri possono nascondere vulnerabilità critiche.

Le conseguenze per la comunità Bitcoin

L’analista esclude che si tratti di un difetto diffuso a livello di settore, ma avverte che liquidare l’accaduto come un episodio marginale sarebbe riduttivo. “Psicologicamente l’incidente potrebbe a breve termine scuotere la fiducia nell’autocustodia, ma non rende i portafogli hardware obsoleti in linea di principio”, afferma Weibel.

La lezione più ampia, stando al professionista, è che “non esiste una custodia completamente priva di rischi” e il bitcoin non fa eccezione rispetto ad altre classi di investimento. La strategia più solida resta spesso una soluzione a più livelli, che combini autocustodia, custodia professionalmente verificata e più salvaguardie indipendenti.

Un approccio che diventa ancora più cruciale in un’epoca in cui “gli strumenti basati sull’intelligenza artificiale rendono la ricerca di vulnerabilità molto più economica e veloce”, conclude il professionista.

Le implicazioni per il futuro della sicurezza delle criptovalute

L’attacco ai portafogli Coldcard solleva importanti interrogativi sul futuro della sicurezza delle criptovalute. Se da un lato dimostra che anche i dispositivi più sicuri possono essere vulnerabili, dall’altro sottolinea l’importanza di adottare strategie di custodia multi-livello.

“Anche i portafogli hardware sono sicuri solo quanto il loro firmware, la loro generazione di chiavi di sicurezza e i processi che ne stanno alla base”, ricorda Weibel. Questo significa che gli utenti devono essere sempre vigili e pronti a adottare nuove misure di sicurezza man mano che emergono nuove minacce.

In un’epoca in cui la tecnologia avanza rapidamente, la sicurezza delle criptovalute richiede un approccio proattivo e dinamico. Gli utenti devono essere pronti a adattarsi e a implementare nuove soluzioni per proteggere i loro investimenti.

Autore

Cristian Castiglioni

Cristian Castiglioni, veneziano, iniziò come blogger dopo aver postato una guida sui bacari e ricevuto centinaia di messaggi: quella reazione spinse la sua trasformazione in redattore. Cura contenuti amichevoli e porta in redazione appunti fotografici di vaporetto e cicchetti.