Ciclabile di Sanremo e scelte di governo: il disallineamento tra sostenibilità e interessi

La chiusura temporanea della ciclabile di Sanremo per il Festival e la partecipazione italiana a iniziative internazionali illustrate come esempi di come le scelte politiche possano ridurre la protezione dei beni pubblici e svuotare di significato la sostenibilità.

Chi: le amministrazioni locali e le autorità diplomatiche. Cosa: episodi che mettono in tensione la tutela del bene comune con interessi privati e strategici. Quando: nei giorni del Festival di Sanremo e in recenti tavoli internazionali. Dove: Liguria e area mediterranea. Perché: decisioni operative e diplomatiche sollevano dubbi sulla coerenza delle politiche pubbliche e sulla priorità degli interessi collettivi.

Due vicende offrono uno spaccato sul rapporto fra politica, potere e responsabilità collettiva. La prima riguarda la trasformazione temporanea di una porzione della ciclabile ligure in corsia per mezzi dedicati al Festival di Sanremo. La seconda interessa la partecipazione italiana a tavoli internazionali dove si discutono assetti e interventi nell’area mediterranea.

Il caso Sanremo: una ciclabile che diventa passaggio per Ncc

La vicenda sanremese è concreta e locale. Una pista ciclabile identificata come elemento di valorizzazione turistica subirà una modifica d’uso temporanea per facilitare la logistica dell’evento. Le autorità giustificano l’intervento con esigenze di sicurezza e mobilità durante il festival. Critici e operatori turistici segnalano invece il rischio di danni all’immagine e alla fruibilità dell’infrastruttura.

La pista ciclopedonale sul litorale ponente, nata dopo l’arretramento della ferrovia, è stata realizzata come infrastruttura sostenibile grazie a movimenti locali e a scelte urbanistiche che hanno impedito speculazioni edilizie. Riconosciuta come modello di cicloturismo, l’opera garantisce accessibilità e qualità ambientale agli utenti. Per alcuni giorni sarà però chiusa alle biciclette per consentire il transito di bus-navetta, taxi e auto di lusso legate al Festival, misura che rischia di compromettere la fruibilità per residenti e visitatori.

Perché la decisione è problematica

Critici e operatori turistici denunciano un duplice rischio: danni materiali alla pavimentazione e perdita di immagine dell’infrastruttura. La concentrazione di veicoli pesanti e di lusso su una pista progettata per traffico ciclopedonale può accelerare il degrado delle superfici e dei dispositivi di sicurezza.

Inoltre, l’uso temporaneo a fini privati solleva dubbi sul precedente che si crea per future manifestazioni. Secondo gli interlocutori citati, la deroga potrebbe favorire interessi esclusivi a scapito dell’uso pubblico continuativo e della sostenibilità del tracciato.

Resta da verificare l’entità degli impatti e le eventuali misure di ripristino post-evento, nonché le garanzie offerte dalle autorità competenti per tutelare la continuità funzionale della pista e la sicurezza degli utenti.

Dopo le richieste di chiarimenti sulle misure post-evento e sulle garanzie per la sicurezza, la decisione di trasformare temporaneamente il tracciato pedociclabile in una corsia veicolare solleva problemi concreti e simbolici. Sul piano pratico, la chiusura obbliga molti utenti a ricorrere a mezzi privati, con effetti prevedibili sul traffico e sui livelli di inquinamento locale. Sul piano simbolico, la sostituzione della funzione originaria compromette il valore comunicativo dell’opera come esempio di mobilità sostenibile e accessibile.

Reazioni civiche e azioni legali

Organizzazioni come la Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta (Fiab) hanno presentato esposti per ottenere la sospensione della delibera comunale. L’argomentazione principale è che la ciclovia costituisce un bene pubblico strategico e che eventi di rilievo dovrebbero servire da banco di prova per soluzioni sostenibili, non come giustificazione per interventi temporanei decisi senza confronto pubblico.

Le associazioni richiedono inoltre un piano alternativo che garantisca continuità d’uso per i pedoni e i ciclisti, misure di mitigazione del traffico e una tempistica chiara per il ripristino. Le autorità competenti sono chiamate a fornire risposte documentate entro i termini previsti dalle normative urbanistiche.

Alternative praticabili

Le proposte contrarie alla chiusura prevedono la pianificazione di percorsi dedicati ai servizi del Festival che non compromettano la continuità della pista. Si suggerisce inoltre l’impiego di navette a basso impatto ambientale e una comunicazione preventiva basata su dati e consultazioni. Queste misure potrebbero trasformare l’evento in un laboratorio di mobilità innovativa anziché in un privilegio per pochi.

Il quadro più ampio: scelte politiche e responsabilità

Accanto all’esempio locale esiste una dimensione nazionale e internazionale in cui le decisioni pubbliche riflettono priorità politiche. Partecipare a tavoli internazionali promossi da potenze straniere, proseguire esportazioni di materiale bellico o non chiarire lo stato di provvedimenti amministrativi segnala un orientamento che può essere percepito come complice rispetto a dinamiche di potere. Per questo motivo le scelte sugli spazi urbani vanno valutate anche in relazione a tali implicazioni.

Per garantire coerenza con le scelte sugli spazi urbani, risulta necessario affrontare anche le conseguenze delle politiche in materia di difesa e relazioni internazionali. Quando le istituzioni non sospendono né rendono trasparenti i contratti e le licenze legate all’industria bellica, o quando sostengono iniziative guidate dall’estero senza chiarire le priorità costituzionali, si crea una frattura tra dichiarazioni formali e pratica amministrativa. Tale discrepanza indebolisce la fiducia dei cittadini e rende problematico sostenere principi costituzionali come il ripudio della guerra e la tutela dei diritti umani.

Coerenza e trasparenza come antidoti

La politica dovrebbe considerare la tutela del bene comune in tutte le sue declinazioni, dal patrimonio locale alla responsabilità internazionale. Questo richiede trasparenza nelle decisioni, pubblicazione integrale dei contratti sensibili e rafforzamento dei procedimenti di controllo parlamentare. Occorre inoltre prevedere revisioni tempestive delle autorizzazioni controverse e meccanismi di partecipazione della società civile nei processi decisionali, per ridurre il sospetto di scelte condizionate da interessi privati. In assenza di tali misure, la legittimazione delle scelte pubbliche resta fragilizzata; per questo motivo si rende necessaria una verifica indipendente e norme più chiare sui vincoli costituzionali e ambientali.

La frattura istituzionale resta Ripristinare la fiducia richiede decisioni applicate che privilegino il sostenibilità reale rispetto a interessi di immagine o profitto. Occorrono criteri trasparenti per la progettazione e la gestione delle infrastrutture, procedure di consultazione pubblica e un sistema di monitoraggio indipendente che verifichi l’osservanza dei vincoli costituzionali e ambientali. Solo politiche misurabili e controllabili possono dimostrare che il bene collettivo prevale sulle comodità di pochi. Il prossimo passo operativo è l’istituzione di una verifica indipendente sui progetti urbani e diplomatici segnalati, con termini e responsabilità definiti per legge.

Scritto da AiAdhubMedia

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