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Bernardo Provenzano, nato il 31 gennaio 1933 a Corleone, è stato uno dei boss mafiosi più noti e temuti d’Italia. La sua carriera criminale, segnata da violenza e astuzia, lo ha condotto a diventare il capo indiscusso di Cosa Nostra.
Conosciuto anche con soprannomi come Binnu u tratturi e zu Binnu, Provenzano ha esercitato un’influenza considerevole sull’organizzazione mafiosa a partire dal 1995, anno in cui è diventato il leader dei capi. La sua latitanza, durata ben 43 anni, si è conclusa il 11 aprile 2006, quando è stato arrestato in una masseria a Corleone.
Le origini di Provenzano
Provenzano è cresciuto in una famiglia di agricoltori e il suo percorso verso il crimine è iniziato in giovane età. Abbandonata la scuola dopo la seconda elementare, ha iniziato a lavorare nei campi assieme al padre. Durante la sua gioventù, ha sviluppato una predisposizione per attività illecite, come il furto di bestiame e generi alimentari, avvicinandosi al noto mafioso Luciano Liggio.
Il legame con la mafia
Nel 1954, dopo essere stato dichiarato non idoneo al servizio militare, Provenzano ha cominciato a collaborare con Liggio nella macellazione clandestina di animali rubati. Questi eventi hanno segnato l’inizio della sua carriera mafiosa. La sua ferocia e il suo approccio violento lo hanno reso un elemento temuto all’interno della cosca mafiosa.
L’ascesa al potere
Dopo l’assassinio di Michele Navarra, Provenzano e Riina sono emersi come i nuovi reggenti della famiglia di Corleone. Nel 1978, Provenzano è stato descritto come uno degli elementi più pericolosi della mafia, responsabile di numerosi omicidi. La sua astuzia si è rivelata determinante durante la seconda guerra di mafia, quando ha contribuito a eliminare le cosche rivali.
Strategia e controllo
Con l’arresto di Riina nel 1993, Provenzano ha assunto un ruolo di pacificatore tra le varie fazioni mafiose, promuovendo una strategia che mirava a rendere Cosa Nostra meno visibile. Questo approccio ha portato a una serie di attacchi al di fuori della Sicilia, con l’intento di destabilizzare le autorità statali senza attirare troppo l’attenzione.
La cattura e la vita in carcere
Provenzano è stato catturato grazie a indagini che hanno monitorato i suoi pizzini, messaggi scritti con cui comunicava con i suoi affiliati. La sua vita in carcere è stata segnata da un regime di detenzione severo, ma ha continuato a tentare di mantenere i contatti con il suo clan.
Nel corso degli anni, Provenzano ha affrontato numerosi processi, accumulando una serie di ergastoli per omicidi e altri crimini legati alla mafia. Il suo stato di salute è peggiorato nel tempo e nel 2011 è stato diagnosticato un cancro alla vescica.
La morte e l’eredità
Bernardo Provenzano è deceduto il 13 luglio 2016 all’età di 83 anni. La sua morte ha suscitato reazioni contrastanti, con le autorità che hanno vietato i funerali pubblici per motivi di ordine pubblico. La sua vita rappresenta un capitolo importante della storia della mafia italiana e la sua eredità continua a influenzare le dinamiche criminali in Italia.

