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La missione Artemis II, con gli astronauti Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen, ha segnato una tappa importante del ritorno umano verso la Luna. Dopo aver completato un passaggio ravvicinato e un’intensa campagna di osservazioni, la capsula Orion è rientrata nell’oceano Pacifico: l’ammaraggio al largo di San Diego ha chiuso una serie di prove e di momenti di grande tensione e soddisfazione per i team a terra.
Durante il volo gli astronauti hanno condiviso emozioni, test operativi e piccoli imprevisti, dal particolare odore rilevato nella toilette a esercitazioni di emergenza e test delle tute Ocss (Orion Crew Survival System). Queste fasi hanno accompagnato le fasi critiche del sorvolo lunare del 6 aprile e il rientro concluso il 10 aprile, offrendo dati utili per le missioni successive.
Il sorvolo ravvicinato e le osservazioni del suolo lunare
La sera del 6 aprile l’equipaggio ha effettuato il passaggio previsto vicino alla superficie lunare, concentrandosi su una campagna di osservazione durata diverse ore. I quattro hanno fotografato e descritto 35 punti d’interesse, spaziando dal Mare della Tranquillità fino a regioni al confine con il lato nascosto, come il vasto Mare Orientale e il cratere Hertzsprung. Sul lato visibile si sono orientati con punti noti, mentre sul lato nascosto hanno cercato strutture mai osservate direttamente da equipaggi umani.
Record di distanza e blackout delle comunicazioni
Nel corso del sorvolo l’equipaggio ha raggiunto una distanza massima dalla Terra di circa 406.000 chilometri (252.756 miglia), superando il primato dell’Apollo 13 stabilito nel 1970. L’avvicinamento al lato opposto della Luna ha provocato il previsto blackout delle comunicazioni con il controllo a terra, una condizione di cui gli equipaggi sono addestrati a gestire e che è stata risolta dopo decine di minuti di assenza di contatto.
Tecnologie, manovre e check di sistema
La traiettoria verso la Luna è stata impostata con grande precisione: la spinta effettuata il 3 aprile ha reso superflua la prima delle correzioni previste, consentendo maggiore tempo per preparare le osservazioni del 6 aprile. Le manovre di propulsione sono state assicurate dal Modulo di Servizio Europeo, costruito con il contributo dell’ESA e di 20 aziende di 13 Paesi. Durante il volo gli astronauti hanno anche testato le procedure di pronto soccorso e il sistema di comunicazione di emergenza per missioni nello spazio profondo.
Prove di sopravvivenza e routine a bordo
Tra i controlli tecnici si segnalano i test sulle tute pressurizzate Ocss, progettate per proteggere l’equipaggio in fasi ad alta dinamica e per sopravvivere fino a sei giorni in situazioni di emergenza. A bordo non sono mancati momenti di routine: esercizio fisico in un piccolo spazio dedicato, sperimentazioni scientifiche, e persino un fuori programma leggero quando Jeremy Hansen ha mostrato la propria routine di igiene personale, episodio che è stato gestito con cautela dal centro di controllo durante la diretta.
Rientro in atmosfera e operazioni di recupero
La fase di ritorno ha previsto la separazione della capsula Orion dal Modulo di Servizio Europeo, che si è disintegrato entrando nell’atmosfera. La capsula ha quindi attraversato il plasma a velocità dell’ordine di 36.000 chilometri orari e ha sopportato temperature intorno ai 2.700 gradi, mettendo alla prova lo scudo termico aggiornato dopo gli episodi di Artemis I. I paracadute si sono aperti regolarmente e l’ammaraggio è avvenuto con successo al largo delle coste della California il 10 aprile.
Difficoltà nel recupero e sicurezza degli equipaggi
Nonostante l’ammaraggio regolare, forti correnti hanno reso complessa la stabilizzazione della capsula: i gommoni dei team di recupero sono dovuti intervenire per assistere la navicella e gli astronauti sono stati fatti salire sulle imbarcazioni di supporto prima di essere trasferiti sulla nave principale. Operazioni con sommozzatori e personale medico hanno assicurato la messa in sicurezza dell’equipaggio e della capsula, mentre nel centro di controllo la direzione di volo ha coordinato il rientro fino al completamento delle procedure.
Il ritorno di Artemis II è stato salutato come un risultato fondamentale: i dati raccolti sulle osservazioni lunari e le prove tecniche sono considerati preziosi per preparare la missione Artemis III. Le dichiarazioni ufficiali hanno sottolineato il lavoro di squadra e le collaborazioni internazionali, compresi accordi per lo sviluppo di elementi destinati a una futura presenza lunare. In sintesi, la missione ha fornito sia prove operative sia materiale scientifico che guiderà le prossime tappe dell’esplorazione umana della Luna.

